Magic Mouse e Magic Trackpad all’ennesima potenza con Better Touch Tool

Chi è utente Mac da qualche tempo credo conoscerà il Magic Mouse e il Magic Trackpad di Apple. Non sono altro che un mouse e un trackpad (allargato) aventi capacità multi-touch, ovvero in grado di riconoscere il contatto di più dita. Questa funzionalità migliora di parecchio l’esperienza utente, in quanto consente di compiere azioni molto spesso ripetitive con una facilità e rapidità incredibili, quali ad esempio l’andare avanti e indietro con il Finder o con il browser Internet, oppure lo scorrimento orizzontale dei documenti, lo zoom e così via… Questo a mio avviso è un modo intelligente di portare la “tecnologia touch” sui computer visto che l’utente non viene affaticato, mentre se si dovesse utilizzare un computer toccando lo schermo… beh ci si stancherebbe subito a forza di tenere il braccio teso.

Vabbè insomma, detto questo il problema è che le azioni che di “default” è possibile effettuare con le periferiche di input sopra citate sul Mac, sono obiettivamente limitate. Per sbloccare il loro “potenziale nascosto” ci viene in soccorso l’utility gratuita BetterTouchTool, sviluppata da Andreas Hegenberg. L’applicazione è facile sia da installare che da utilizzare e supporta sia il Magic Mouse che il Magic Trackpad oltre a tastiera e mouse generici. Nella prima schermata “Gestures” è possibile associare i gesti alle azioni. Tali associazioni possono essere globali, ovvero utilizzabili indipendentemente dall’applicazione attiva in quel momento; oppure specifiche per ciascuna applicazione. Il numero di gestures disponibili è enorme: circa 40; e ad esse è possibile sia associare una delle azioni predefinite che il programma mette a disposizione o addirittura una combinazione di tasti.

Sono presenti inoltre altre impostazioni (Action Settings) riguardanti ad esempio lo spostamento e il ridimensionamento delle finestre; e le impostazioni avanzate dove è possibile ad esempio aumentare la velocità del mouse rispetto a quella massima consentita o addirittura selezionare l’area del mouse sensibile al tocco. Insomma le possibilità di personalizzazione sono davvero elevate, quindi lascio a voi il compito di provare tutte le impostazioni che fanno al caso vostro. :)

La multiprogrammazione e i politici

Tratto dal libro “Sistemi operativi” di Silberschatz, Galvin, Gagne:

In un sistema con multiprogrammazione, il sistema operativo anziché rimanere inattivo sul primo lavoro, nell’attesa di un determinato evento, passa semplicemente a un altro lavoro e lo esegue. Quando il primo lavoro ha terminato l’attesa, la CPU ne riprende l’esecuzione. Finché c’è un lavoro da eseguire, la CPU non è mai inattiva.

Ritroviamo questa idea anche in altre circostanze della vita comune. Un avvocato, per esempio, non lavora per un solo cliente alla volta: mentre un caso aspetta di essere dibattuto o si attende la stesura dei relativi documenti, l’avvocato può lavorare a un altro caso; se ha abbastanza clienti, non sarà mai inattivo per mancanza di lavoro. (Gli avvocati inattivi tendono a trasformarsi in politici, quindi tenerli occupati ha un certo valore sociale).

Bernabé e gli scrocconi

L’altro giorno ho letto su Punto Informatico un articolo riguardante una dichiarazione di Franco Bernabé (amministratore delegato di Telecom Italia, principale azienda delle telecomunicazioni in Italia); rilasciata al Financial Times. Nell’articolo si legge:

L’era del “pasto gratis” potrebbe presto volgere al termine, lasciando a stomaco vuoto i principali content provider del web. Parola dell’AD di Telecom Italia Franco Bernabé, almeno nelle dichiarazioni rilasciate nel corso di un’intervista con il quotidiano britannico Financial Times.

Giganti del calibro di Google e Facebook dovrebbero dunque darsi una regolata, smettendo di approfittare delle infrastrutture di rete a loro garantite dagli operatori. I vari fornitori di contenuti farebbero un “uso massiccio” dei network di telecomunicazione, senza però contribuire al loro effettivo sviluppo.

Peccato che sia gli utenti che i content provider già pagano per avere la connessione Internet, non ce l’hanno per opera dello Spirito Santo. In Italia, abbiamo inoltre i prezzi delle ADSL tra i più alti in Europa, una scarsa copertura e una fibra ottica che arriva in pochissime città italiane. Senza contare il divario che c’è tra la banda che viene propagandata e quella che poi viene offerta. Io ad esempio ho un contratto per una 20 mega, e in realtà, a causa dello scarso segnale, ho una 10 mega. Quindi siccome la banda non basta più a causa dell’incompetenza di Telecom e del Governo la soluzione è far pagare coloro che sono uno dei motivi principali per i quali si utilizza Internet? Non credo proprio.

Se io sottoscrivo un contratto di connessione Internet da X mega per Y euro al mese, per tutto il tempo in cui è valido il contratto io devo poter usufruire di tutti gli X mega che mi spettano da contratto e di inviare e ricevere tutti i “tipi di dato” che voglio nei limiti di legge. Non come quei furbi della Vodafone, che per limitare l’utilizzo della banda offerta ai loro clienti e  per contrastare la concorrenza bloccano i dati di applicazioni per il VoIp. Certo, la Vodafone prevede un piano dati dove non c’è questa limitazione, peccato che il prezzo lo renda poco accessibile. Se gli ISP non sono in grado di offrire una determinata banda che ne offrano di meno, è più onesto. E’ normale che si arrivi ad una saturazione della rete se l’innovazione nelle infrastrutture, che spetta alle aziende di telecomunicazioni come Telecom, non va di pari passo con l’evoluzione dei servizi offerti dai vari content provider.

Riassumerei così la dichiarazione di Bernabé: siccome ci stiamo mangiando i soldi e non ammoderniamo la rete che sta arrivando a saturazione, vogliamo altri soldi dai content provider (Google e Facebook ad esempio) che causano un maggior consumo di banda e mostrano quindi la nostra inadeguatezza.

Tron Legacy in (poco) 3D



Ieri sono andato al cinema con amici a vedere “Tron Legacy”, sequel del film “Tron” uscito nel 1982. Le aspettative erano abbastanza alte avendo visto il primo episodio, e infatti come spesso capita con i film (e non solo), il seguito non è stato all’altezza del suo predecessore. Un buon numero di scene d’azione va a discapito della trama che sostanzialmente risulta essere quella del 1982 anche se con qualche differenza. Fantastiche le musiche dei Daft Punk che ci accompagneranno in tutta la visione del film, e le ambientazioni notevolmente migliorate grazie ai giganteschi passi in avanti fatti dalla computer grafica. Ho notato diversi riferimenti a Star Wars (vedi spade laser) e Matrix. A chi volesse andare a vederlo consiglio prima di guardarsi “Tron” in modo da comprenderne meglio la trama. E se non volete buttare i soldi consiglio anche di vederlo in 2D visto che le scene in 3D sono una minima parte e per nulla spettacolari (c’erano più scene 3D nei tralier trasmessi prima dell’inizio del film che nel film stesso).

Già, perché con la scusa di aver fatto un bel film in 3D (Avatar) ora le grandi industrie cinematografiche sfornano sempre più, film con questa tecnologia (che deve ancora migliorare e di molto) con risultati a mio avviso scadenti. Perché dovrei pagare un biglietto a prezzo raddoppiato per una tecnologia tanto propagandata nelle promozioni dei film che di fatto è utilizzata poco, a volte male e che  in molti casi affatica gli occhi o fa venire mal di testa? Stando così le cose, nella maggior parte dei casi meglio il 2D.

Assistenza remota con TeamViewer

Vi è mai capitato che un vostro amico o parente avesse qualche problema con il computer e chiedesse il vostro aiuto, ma voi (per vari motivi), non avevate la possibilità di operare direttamente su quel computer? In questo caso l’unico modo per cercare di risolvere il problema del vostro amico, è quello di provare a farsi descrivere il problema via telefono e guidarlo a distanza nella risoluzione. Questo presuppone un ottima conoscenza del computer su cui si è verificato il problema, inoltre con questo metodo si perde molto tempo per far svolgere anche semplici azioni alla persona che ha richiesto assistenza.

Da quando sono entrato nel mondo Mac, ho sempre apprezzato, su iChat, la funzione di “condivisione dello schermo remoto”, che consente di operare su un computer remoto come se ci si fosse fisicamente davanti. E’ chiaro che può utilizzare questa funzione solo chi ha un Mac e un account iChat, ma gli utenti che posseggono questi requisiti sono veramente pochi rispetto alla totalità degli utenti pc. Si potrebbe allora utilizzare il protocollo VNC ma gli svantaggi, credo siano la poca facilità di installazione di un server con questo protocollo, e versioni gratuite prive di supporto alla crittografia dei dati con evidenti rischi per la sicurezza.

La soluzione che ho trovato, e che consiglio si chiama TeamViewer. Una volta scaricato è possibile scegliere se installarlo o semplicemente eseguirlo. In un unico eseguibile sono presenti sia il client che il server. Non sto qui a spiegare come funziona visto che nel sito è spiegato molto bene. Questo programma non offre solo il controllo remoto di un computer ma anche il trasferimento file. I punti di forza di questo software a mio parere sono:

  • semplicità di installazione
  • versione gratuita per utenti privati
  • crittografia della connessione a 256 bit
  • multipiattaforma (Windows, Linux, Mac, iPhone, iPad)
  • funziona anche dietro un firewall (ergo non bisogna riconfigurare il firewall se presente)

Return top